Non siamo vittime, non siamo migliori degli altri.

Ora che il Paese sta ripartendo è necessario che lo Stato si faccia trovare pronto e all’altezza della sfida appena iniziata.
Non saranno ammessi ritardi causati da un sistema storicamente inadeguato, per una burocrazia antistorica e, soprattutto, anticittadini.
Ripartire dopo una crisi di portata planetaria non è compatibile con normative capziose, procedure contorte ma, paradossalmente, non è compatibile con l’assenza di controlli, malattia cronica di un Paese in forte ritardo sulla modernizzazione delle infrastrutture in generale e afflitto da una corruzione fuori scala. Un coacervo di codici, codicilli, regolamenti e circolari bloccano ogni iniziativa, comportando ritardi e storture. Un sistema malato che favorisce solo i disonesti e la criminalità, che sanno della pochezza strutturale dei sistemi di controllo.
Non siamo i migliori, non siamo la culla del diritto siamo semplicemente un Paese arretrato dove “la legge è uguale per tutti” è soltanto un bel motto da esporre nelle aule dei palazzi di giustizia. Siamo unici nel confondere le idee alla gente, nell’applicare e nel disapplicare a corrente alternata norme e regolamenti. Ciò che è legittimo oggi, improvvisamente non lo è più domani e viceversa.


Un Paese senza certezze dominato dal principio dell’interpretazione della norma. In questo contesto di tutti perennemente in bilico, solo la criminalità si espande, mentre gli onesti si barcamenano tra documenti, firme, timbri, autorizzazioni, affrontando una selva di uffici competenti ognuno per qualcosa che è indispensabile rispetto al tutto. Neppure l’emergenza di una esiziale pandemia scuote questo immenso labirinto del non diritto. Proprio ora, che si parla di risorse consistenti che lo Stato metterebbe a disposizione del Paese per ripartire, si dovrebbe dare un taglio consistente a questa burofantocrazia. Un mostro che frustra ogni iniziativa e che rischia di far sparire, nelle sue sabbie mobili, tutti i buoni propositi del Governo. Burocrazia e criminalità sono complementari e se non si attuano urgentemente provvedimenti di razionalizzazione nell’ambito delle competenze, il Paese non solo non ripartirà ma soccomberà.
Da Sindaco mi rendo conto ancora di più della straordinaria necessità di riformare, adesso non domani, il Paese. Potrei parlare di cose avvenute ora che fanno sorridere amaramente, dando la dimensione di questa follia che affligge l’Italia, ma lo farò successivamente in modo specifico. Resta il fatto che ti dicono fate presto e poi ti frenano con iniziative che lasciano allibiti.
Siamo un Paese gravemente malato, un Paese che non si fida e, così, apriamo immense autostrade all’illegalità.
Non siamo la Germania, non siamo l’Olanda ma, in assoluto, non siamo un Paese moderno.
Però vogliamo essere i primi.
Una politica malata ci racconta che l’Europa ce l’ha con noi, il mondo ce l’ha con noi e che l’Italia è una povera vittima.
Penso che sarebbe il caso di domandarci tutti se siamo davvero all’altezza di poterci confrontare con i Paesi più avanzati. Se il nostro sistema sia in grado di competere con quelli delle grandi potenze mondiali. No, non lo siamo.
Per favore, uccidete adesso la burocrazia inutile, sopprimete ora enti e direzioni che non servono. Semplificate in questo momento le procedure e rafforzate i controlli. Questa è l’unica strada per cambiare il presente e ripartire velocemente per un futuro migliore.

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