Questa pandemia ci sta insegnando tante cose, tra le quali il valore del rapporto umano e la superiorità del nostro servizio sanitario rispetto agli altri. Un’altra cosa, che è emersa in questo tragico periodo di quarantena, è che la burocrazia è esiziale per il nostro futuro.
Tutti non vediamo l’ora che questa cattività forzata finisca, per poter tornare alle nostre normali attività e recuperare rapporti umani e abitudini che, prima, magari consideravamo poco importanti e che ora mancano fino a soffocarci.
Ma quello che ci attende nei prossimi mesi è un Paese che deve ripartire, e la nostra burocrazia con la maledetta fissazione su firme e timbri potrebbero rappresentare un drammatico freno. Se stavolta non impariamo da ciò che è accaduto, allora possiamo tranquillamente dire che l’Italia non ha futuro.
Va ridimensionata la burocrazia, se vogliamo combattere la criminalità e modernizzare il Paese.
Definiamo con precisione e senza tanti giri di carte chi decide e chi svolge i controlli. Il resto non ci interessa. Non possiamo rimanere il Paese della Motorizzazione Civile e del P.R.A..
La Nazione delle soprintendenze e delle mille folli autorizzazioni in capo ad un unico progetto, delle procedure estenuanti capaci di durare anni.
Stato, Regioni, Province, Autorità varie, Comuni in un coacervo di firme e documenti che farebbero impazzire chiunque.
Da Sindaco potrei scrivere una enciclopedia sulla follia della Pubblica Amministrazione.
Il virus che ci è piovuto addosso ha dimostrato che non c’è possibilità di guardare serenamente al futuro se non velocizziamo i tempi della burocrazia, ora, totalmente lontana dalle necessità del Paese.
Il problema è che non c’è tempo.
Un elemento su tutto: “I comuni rischiano il tracollo per normative assurde frutto di scelte compiute nel tempo da burocrati lontani anni luce dalle necessità delle comunità”.
Poi dovrà ripartire l’economia e le procedure e i tempi della burocrazia, sono incompatibili col mondo delle imprese.
E allora la politica e il Governo dovranno lavorare rapidamente per cambiare questo sistema infernale capace di paralizzate ogni cosa. Siffatte scelte saranno anche fondamentali per adeguare e modernizzare le strutture al nostro sistema sanitario che, in questa emergenza mondiale, ha dimostrato di avere un valore aggiunto superiore a qualunque altro sistema.
Dalle esperienze negative bisogna imparare, per non ripetere gli stessi errori.
Se tale lezione, purtroppo i precedenti non fanno ben sperare, non insegnerà nulla alla politica e alle istituzioni italiane, il futuro è segnato e non sarà una bella prospettiva.

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