Un Paese per nessuno

Il caos provocato da questo coronavirus, paradossalmente, potrebbe rivelarsi utile.
Certo la paura, alimentata oltre ogni limite da notizie catastrofiche neppure fosse arrivato il giorno del giudizio universale, sta generando assurde condizioni di vita quotidiana.
Persino lavarsi le mani, pratica virtuosa da sempre sottovalutata da troppe persone, adesso è diventata una mania.
Incredibile.
Ma in tale contesto da sopravvissuti alla guerra atomica, si parla finalmente del telelavoro.
Non so come in questo Paese, arretratissimo sul piano dell’informatica e delle telecomunicazioni, si possano ottenere grandi risultati ma è ovvio che lavorare da casa potrebbe essere una prospettiva in termini di efficienza e risparmio.
C’è da cambiare una mentalità arretrata che fino adesso ha relegato questa Nazione agli ultimi posti a livello informatico e tecnologico, ma che si sia aperta una discussione in questo senso potrebbe essere foriera di grandi passi in avanti.
Siamo ancora legati a procedure antiquate che condizionano pesantemente il privato ma, ancor di più, una pubblica amministrazione presuntuosa e inefficiente.
Solo da pochissimi anni, per esempio, si è iniziato a discutere in termini di efficienza delle divise delle forze di polizia rispetto a una forma inutile e pericolosa.
Fino a poco tempo fa i servizi operativi venivano svolti con la cravatta, allo stesso modo dei servizi burocratici. Una follia perpetuata per decenni, frutto di una classe dirigente incapace di guardare al concreto se non alle parate.
Sarebbe davvero bello se finalmente si cominciasse a ragionare in termini moderni delle modalità con le quali si lavora, nel privato e in particolare nel pubblico.
Si potrebbero rivedere i modelli organizzativi, in maniera seria, partendo dagli orari per niente funzionali all’attività svolta.
Magari, da un’esperienza negativa come quella che stiamo vivendo a causa di un virus più o meno pericoloso, si potrebbe ripensare alla pubblica amministrazione in modo complessivo e fare in modo che il primo criterio attraverso il quale organizzare il lavoro sia la massima elasticità ed efficienza.
E’ dura per un Paese dove la politica e anche il sindacato viaggiano 20 anni indietro alle esigenze delle persone, ma il tentativo si potrebbe fare.
Certo, guardando i tagli scriteriati imposti da anni alla P.A., la mancanza di investimenti, la qualità non particolarmente eccelsa di una classe dirigente selezionata sulla base di criteri clientelari, l’arretratezza sul piano tecnologico l’impresa sembra ardua.
Un esempio su tutti. Le forze di polizia sono state recentemente interessate da una riorganizzazione delle qualifiche, dei gradi in termini militari.
Ebbene, il risultato è stato assolutamente ridicolo.
Siamo arrivati a ventitre qualifiche! Cosa da far impazzire pure gli addetti ai lavori.
Tra una e l’altra pochi spiccioli di differenza, ma qualifiche per tutti.
Una follia che rasenta il ridicolo.
Tutti accontentati con un “binario”, una stellina, un pentagono in più ma il beneficio per gli uffici è stato pari allo zero assoluto.


Ecco, partendo da queste assurdità, considerata la necessità di avere una pubblica amministrazione capacedi rispondere realmente ai bisogni del Paese, si potrebbe cominciare a rivedere l’intera architettura dei ministeri e degli uffici, improntando il lavoro alla massima efficienza.
Più concretezza e meno forma.
Ora è tutto ingessato da norme assurde che si accavallano e contraddicono, generando un contesto pirandelliano, dove è impossibile discernere cosa sia giusto o sbagliato, con il rischio immanente che ciò che è legge oggi, domani possa diventare illegale con effetti devastanti per gli enti e le persone.
Cominciamo a pensare seriamente al telelavoro e, con esso, a un modello più avanzato di pubblica amministrazione.
Facciamo vincere la sostanza sulla scriteriata forma.
Facciamo si che da un evento negativo come il Coronavirus, possa germogliare qualcosa di veramente positivo, che apra una nuova fase di crescita e modernizzazione di un Paese sclerotico, che non è per vecchi e neppure per giovani.

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