Facebook e poi Twitter sono diventati il modo più utilizzato per comunicare su tutto da parte di chiunque.
Due strumenti straordinari di socializzazione si sono trasformati in una immensa bacheca dove tutti possono liberamente esprimersi, intelligentemente, simpaticamente, stupidamente o violentemente.
Si può parlare de la qualunque, pur non capendo assolutamente nulla della materia oggetto di discussione. Un esercizio di democrazia impensabile fino a pochi anni fa, ma che ha evidenziato pesanti criticità.
Quella più evidente riguarda certi politici, presunti leader, che sparano corbellerie a ripetizione, trasformando ogni cosa in attacco politico agli “avversari”.
Così leggi di soggetti a capo di movimenti xenofobi e nostalgici, tra l’altro occupanti abusivi, che se la prendono con gli “involtini primavera”, in quanto, secondo il loro profondo pensiero, sarebbero proprio gli amanti di questo cibo orientale, ovviamente comunisti radical-chic, ad aver favorito l’espandersi del coronavirus. Per questi “italici insipientis” il Governo globalista dovrebbe dimettersi per non aver vietato da subito ogni cibo non autoctono.
Utilizzano Twitter per condividere questi (non)pensieri che dimostrano come il virus più pericoloso e diffuso sia quello dell’imbecillità senza corona.
Un altro campione di elucubrazioni politiche da discount diffuse sui social, è il capo verde, ex-ministro citofonante e balneare, accessoriato di aperitivo e cuffiette.
Per lui, chiudendo porti (ovviamente) e frontiere avremmo evitato la diffusione del virus.
Posto che di semplificazioni e superficialità si muore, strumentalizzare un problema serio come quello del coronavirus per ritornare sul discorso dell’immigrazione mi pare scorretto, nonché “hebes”.
Da quello che si è potuto capire, la diffusione sul nostro territorio del coronavirus è stata provocata da connazionali, fatto questo che avrebbe reso ancora più inutile, l’inutile chiusura delle frontiere agli stranieri.
Ma è un particolare di poco conto per queste raffinatissime menti impegnate, quotidianamente, a sommergerci con profonde riflessioni sovraniste, separatiste, razziste e, soprattutto, noiosamente inutili.

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