Quel fastidioso rodomontismo in politica…

Se un presupposto leader, dopo aver raggiunto il massimo consenso, precipita nel baratro perdendo tutte le competizioni successive, una motivazione deve esserci. Non è pensabile che sia colpa delle persone che non lo hanno più votato. Il Matteo fiorentino, dopo aver vissuto un breve periodo di gloria, ha inanellato una serie di clamorosi errori, frutto della presunzione e di un egocentrismo senza limiti, che lo hanno portato ai margini della politica, uscendone rumorosamente soltanto per venire meno ai suoi presunti principi. Da leader di un partito, ha applicato la regola del “con me o contro”.

Dopodiché, caduto dal piedistallo, ha preferito fondare un altro partitucolo con i suoi fedelissimi attraverso il quale si propone, evidentemente, di condizionare le sorti della politica italiana e del Governo. Un ego smisurato che non consente umiltà o misura, ma soltanto un continuo eccesso nel confronto e nella terminologia, che trascende sovente in un bullismo incomprensibile per chi crede che la politica si alimenti del confronto duro, ma civile tra alleati che condividono un programma. Un atteggiamento dettato forse dalla rabbia conseguente all’ennesimo clamoroso fallimento; quel partitino che non decolla ma vivacchia molto al di sotto della soglia del 5%. Un risultato penoso figlio di un consenso perduto per sempre, tra polemiche fastidiose e un’arroganza insopportabile. La frustrazione di veder crescere il partito da cui si era distaccato e che sembra aver tirato un sospiro di sollievo da quella separazione silenziosamente auspicata. Un uomo solo al comando, si potrebbe dire, con i fedelissimi disposti a subire la prepotenza di un “superIO” incontenibile e un partitino quasi invisibile con poche prospettive di crescita.
Intanto l’Italia, che attende riposte su lavoro, investimenti, sanità, scuola e servizi, è costretta a subire, come i suoi alleati di Governo, i penultimatum su argomenti di principio.
Non c’è niente da fare.
Se la gente ha decretato il declino di un personaggio non condividendone scelte e atteggiamenti, non si può pensare che nulla sia accaduto. La forza di chi è grande per davvero sono la capacità di imparare dai propri errori e l’umiltà di chiedere scusa. Chi ritiene di essere nel giusto sempre e comunque, non può essere che piccolo politico destinato all’oblio, nonostante l’arroganza e gli atteggiamenti da novello Rodomonte.

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