Il bello dei giovani, nuovamente in politica…

Siamo davvero oltre ogni limite. Il leader del partito che ha “rubato” 49 milioni agli italiani, che pensa di salvarsi dai processi, affermando di aver difeso le frontiere dell’Italia vietando lo sbarco a qualche decina di disperati, che, in mutandoni da mare, deride l’inno nazionale davanti a decine di bagnanti estasiati dalla presenza di cubiste e aperitivi; che non chiarisce in Parlamento la sua parte nel Russiagate; un politicante i cui interventi sono sempre incentrati su slogan, affermazioni superficiali conditi da atteggiamenti al limite del blasfemo deride un giovane dandolo in pasto a quei diseredati di cyberbulli. Potrei continuare all’infinito ma mi fermo qui, perché preferisco parlare di “imbarazzo”.
Già, di quell’emozione che ti prende in certe occasioni togliendoti il fiato. E allora pensare a un exministro cosi, – distintosi nel tempo anche per gli insulti al sud e ai napoletani, che porta avanti la politica come se fosse un confronto al bar -, che dileggia un ragazzo il quale, davanti a una folla, si blocca durante il suo intervento a favore di una Italia più bella, dove i libri siano un patrimonio comune e la politica ritorni ad essere un confronto tra persone civili, colte e competenti rappresenta .


Io sto con Sergio rappresentante di quei giovani che, finalmente, vogliono farsi ascoltare e vogliono impegnarsi per cambiare il brutto di questo Paese. Siamo davvero oltre ogni limite. Il leader del partito che ha “rubato” 49 milioni agli italiani, che pensa di salvarsi dai processi, affermando di aver difeso le frontiere dell’Italia vietando lo sbarco a qualche decina di disperati, che, in mutandoni da mare, deride l’inno nazionale davanti a decine di bagnanti estasiati dalla presenza di cubiste e aperitivi; Un exministro che non chiarisce in Parlamento la sua parte nel Russiagate; un politicante i cui interventi sono sempre incentrati su slogan, affermazioni superficiali conditi da atteggiamenti al limite del blasfemo deride un giovane dandolo in pasto a quei diseredati cyberbulli. Potrei continuare all’infinito ma mi fermo qui, perché preferisco parlare di “imbarazzo”. Già, di quell’emozione che ti prende in certe occasioni togliendoti il fiato. Un exministro, – distintosi nel tempo anche per gli insulti al sud e ai napoletani, che porta avanti la politica come se fosse un confronto al bar -, che dileggia un ragazzo il quale, davanti a una folla, si blocca durante il suo intervento a favore di una Italia più bella, dove i libri siano un patrimonio comune e la politica ritorni ad essere un confronto tra persone civili, colte è grottesco.
Io sto con Sergio rappresentante di quei giovani che, finalmente, vogliono farsi sentire nel modo più bello, impegnandosi in politica per costruire il loro futuro. Vorrei che ogni giorno, su un palco davanti a una grande folla, ci fosse un ragazzo come Sergio che, preso dall’emozione, ma consapevole dell’importanza di farsi ascoltare e lavorare per rendere più bello questo Paese, s’impappina mentre svolge il suo intervento in difesa della civiltà, del rispetto e della cultura.
Questo exministro, ancora una volta ha dimostrato di essere l’esatto opposto di ciò che servirebbe all’Italia. Non servono politici “cyberbullici”, un termine ad hoc, ma tanti, tantissimi ragazzi come Sergio che  insegnino le buone maniere, la democrazia, il rispetto e, perché no, a riempire di contenuti i noiosi, ripettitvi e urlati interventi di  boriosi politicanti.
Io sto con Sergio e con tutte quelle migliaia di ragazzi che si stanno riaffacciando alla politica, dando un segnale forte a tutti coloro i quali non vogliono rassegnarsi a un’Italia machista, razzista, maleducata, isolata, integralista e umiliata da una politica vuota e stupidamente social. E’ un segnale bello, straordinario dopo anni di silenzio delle giovani generazioni, che va colto, curato, rispettato, incentivato. Un segnale che fa sperare in un futuro più bello, difficile, ma ricco di prospettive diverse. Accogliamo questa novità con l’umiltà di imparare insieme; con la volontà di insegnarci reciprocamente a cambiare attraverso il confronto. Questa è la bella sfida che deve raccogliere il centrosinistra. Niente atteggiamenti professorali, ma l’incontro di esperienze, freschezza, voglia di cambiamento, competenze, educazione, cultura affinché questo straordinario e colorato potpourri sia la base per edificare una nuova politica e, attraverso di essa, un domani migliore di questo pessimo presente.

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