Quei piccoli angeli, che non scuotono le coscienze…

Un bambino di 10 anni trovato praticamente congelato nel vano carrello di un aereo.
È complicato immaginare una scena così straziante, come per noi è difficile comprendere le ragioni che hanno indotto una famiglia a far fuggire il proprio figlio in quel modo assurdo e inumano.
Un piccolo clandestino, un minuscolo fuggitivo, un bimbo disperato che è morto con la speranza di poter giocare, studiare e crescere in un luogo lontano; lontano da guerre e fame.

Personalmente provo disagio nel pensare a questa terribile vicenda. Quale padre o madre farebbe una scelta così drammatica se la loro vita non fosse una specie di inferno. Ma noi viviamo in quella parte di mondo dove da oltre 70 anni non ci sono guerre, dove la fame è un ricordo, dove i bambini hanno i loro diritti e, questo, ci ha fatto dimenticare cosa significa vivere o meglio sopravvivere nella miseria e nel terrore delle armi.
Non ci scuotono le decine e decine di bambini morti nel Mediterraneo, figuriamoci quelli sopravvissuti alla traversata e giunti nei nostri porti soli e disperati. Non ci fa riflettere neppure il business che i nostri connazionali hanno messo in piedi, sfruttando gli immigrati che abbandonano nei C.A.S., lucrando sulla fame e la disperazione di uomini e donne sopravvissuti alle peggiori violenze. Razzisti a parole, avvoltoi nell’arricchirsi con i drammi dell’immigrazione.
Quel bambino, come gli altri bimbi morti in mezzo al mare, sono atti di accusa contro il nostro egoismo, contro la nostra stupida presunzione di essere superiori perché bianchi e occidentali.
Viviamo in un benessere tale che ci indignamo per le condizioni di vita di un coniglietto, un gattino o un cagnolino e ignoriamo il dramma di uomini abbandonati nella più totale miseria.
Abbiamo perso una parte consistente di umanità, sostituita da massicce dosi di ipocrisia e fetido perbenismo. Ci consideriamo talmente al riparo da qualunque decadimento che affidiamo a politici impresentabili, esatta rappresentazione della nostra goffa presunzione di superiorità, la nostra vita e, purtroppo, il nostro futuro.
Stiamo sostituendo il ragionamento con slogan inutili, buoni per sfogarsi allo stadio. Alla progettazione di un futuro migliore, abbiamo preferito la corta visione di rappresentanti istituzionali maleducati e ignoranti. Alla tolleranza e all’inclusione, abbiamo preferito l’intolleranza e le discriminazioni di una società impaurita.
Quel bimbo, congelato nel vano carrello di un aereo, fuggiva dal terrore in cerca di un futuro pieno di speranza.
Ogni volta che esprimiamo un giudizio sugli immigrati, facciamo che sia il prodotto di un ragionamento “umano”, ricordando che chiunque vorrebbe vivere nel proprio Paese, con la propria famiglia, con i propri genitori. I bimbi che muoiono congelati nel vano di un aereo o affogano nelle acque del Mediterraneo non sono turisti per caso, vittime di incidenti, ma la parte più fragile dell’umanità in fuga dalla Geenna, che anche i nostri bei paesi hanno contribuito a generare.

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