Niente di nuovo.
È iniziato il nuovo anno e la brutta politica, quella che per sembrare più vicina diventa ridicola, già da il meglio di sé. Mentre dei fascisti malmenano chi li invita a smettere di insultare le vittime dell’Olocausto, ex-ministri balneari, nonché leader di partiti che devono restituire 49 milioni di euro agli italiani, si divertono a sbeffeggiare il Papa. Un grande esempio di idiozia applicata alla politica, in un momento nel quale servirebbero qualità che sembrano mancare completamente ai populisti e sovranisti nostrani. Serietà, competenza, rispetto della democrazia non sono requisiti indispensabili per questa politica da operetta, che a molti italiani sembra vicina per il modo semplicistico e sguaiato di affrontare i problemi seri che tormentano il Paese. Le brutte figure fatte dai politici negli anni passati hanno favorito un nullismo nero-verde che conquista consenso sulla forza di slogan rumorosi, scontati e, purtroppo, inutili ma in grado di solleticare le pulsioni peggiori di una estrema destra vigliacca e criminale. Tutto questo non serve all’Italia e all’Europa, ma la rabbia e la delusione della gente è il carburante del consenso a questo florilegio di nulla antidemocratico, esiziale per il futuro. Zero programmi, zero proposte ma slogan e comportamenti da cabaret. Forse la strada per combattere questa deriva incivile e antidemocratica, infarcita di sovranismo e razzismo, è quella di imparare alcune cose da siffatto, per ora, inarrestabile “degrado”. Parole semplici, atteggiamenti poco professorali per esprimere concetti seri e progetti utili al Paese. Vicini, bisogna essere vicini alla gente, per far comprendere meglio i rischi della deriva populista e antieuropeista. Tutto ciò dovrà passare da un totale rinnovamento della classe politica.
Nuovi volti per nuove idee che possano costruire il futuro, scevro da paure e discriminazioni. Il populismo non si batte mettendo in evidenza ciò che di becero fa quotidianamente, ma dimostrando che c’è una seria alternativa che, invece di urlare inutili slogan, risolve per davvero i problemi, parlando di certezze contro la precarietà, di sburocratizzazione e semplificazione. Una alternativa che vuole risolvere i disagi di una sanità a pezzi, stabilendo, per esempio e una volta per tutte, che privato e pubblico sono alternativi e in competizione. Basta con il pubblico utilizzato dal privato a seconda delle convenienze. Negli anni questo ha prodotto solo disastri e non riconoscerlo significa difendere gli interessi corporativi di chi, fino ad ora, ha spolpato il pubblico, distruggendo e coprendo di debiti la sanità, arricchendo a dismisura il privato. Parliamo di certezze nel lavoro, perché se vuoi costruirti una famiglia e un futuro, la precarietà è il peggior male. È un momento difficile, ma se non intendiamo rassegnarci a questo becero populismo occorre cambiare. Si può restare fedeli agli ideali, alle proprie convinzioni rinnovando e cambiando, per costruire un futuro migliore che già bussa alle porte di questo brutto presente.

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