Come uomo provo un senso di vergogna nei confronti di un popolo, quello curdo, che negli anni, non solo ha dimostrato di essere indomabile, ma ha mostrato al mondo che la democrazia e l’uguaglianza tra uomini e donne può esistere anche in zone del pianeta dove queste conquiste sono ancora un miraggio. Un popolo fiero, che è stato la punta di diamante contro l’Isis, cui ha inflitto perdite immense grazie ai suoi soldati e straordinarie soldatesse.
Gli americani hanno sancito un accordo con loro, finalizzato a sconfiggere i terroristi dello Stato Islamico. I curdi sono stati la “fanteria” che, a un costo altissimo in termini di vite umane, ha strappato metro per metro il territorio precedentemente conquistato dai terroristi, che lo governavano nel terrore. Ora, il Presidente Trump, per incofessabili accordi con la Turchia del “democraticissimo” Presidente Recep Tayyip Erdoğan, abbandona il popolo curdo lasciando campo libero all’esercito della mezzaluna e della stella. Invadere i territori dove vivono i curdi, significa impossessarsi delle grandi ricchezze del sottosuolo, fosfati, lignite, ferro, cromo, rame e petrolio nelle province di Elázig, Siirt, Raman, Garzan, Maden ed Ergani. La Turchia, al di là dei proclami sul terrorismo, vuole fare esattamente questo; impossessarsi delle ricchezze del Kurdistan. Non importa se donne e uomini curdi si sono immolati per sconfiggere lo Stato Islamico. Ottenuto il risultato, il Presidente dei dazi sull’acciaio e sul pecorino, quello dei coccodrilli nell’immaginato fossato medievale tra Stati Uniti e Messico, quello del Russiagate e dell’Ucrainagate ha deciso di abbandonare i suoi più coraggiosi e fieri alleati contro i terroristi islamici alle mire espansionistiche della Turchia, dell’altro campione di democrazia Erdogan. Un personaggio che ondeggia sistematicamente tra USA (F 35) e Russia (SU 57). Se questa è la politica della Superpotenza sentinella della libertà nel mondo preoccupiamoci; siamo tutti in pericolo.

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