Quella burocratica ottusità.

Resto convinto, ogni giorno di più, che il male più grave che affligge l’Italia sia una burocrazia elefantiaca e, sotto certi aspetti, folle. Pensare che un’opera pubblica può concretizzarsi solo dopo anni e anni di travaglio, per le decine di autorizzazioni necessarie rilasciate da innumerevoli organi competenti e direzioni interessate palesa la straordinaria dimensione del problema. Una burocrazia assurda e fine a se stessa, che colpisce l’onestà favorendo l’illegalità e la corruzione. Un diabolico ingranaggio che paralizza il Paese, scoraggiando anche gli investimenti stranieri. Una burocrazia alimentata dal clientelismo, che nel tempo ha distrutto serietà e conoscenze. I diritti dei cittadini calpestati da questo mostro che si nutre di cavilli, timbri, incompetenti e malaffare. L’auspicio è che questo Governo semplifichi le procedure, togliendo l’aura dell’infallibilità a strutture che non tutelano patrimoni, ma si prodigano costantemente a complicare la vita del pubblico e del privato, in un quotidiano esercizio di ottusa arroganza. La speranza è che aumentino i controlli, favorendo l’autocertificazione. L’Italia non ripartirà mai se non si snelliscono i passaggi burocratici nell’ottica di maggiori verifiche “post operam” e se non si attuerà una tutela del territorio e dei beni storici in modo intelligente e moderno. Il tutto sulla base di una classe dirigente selezionata per capacità e competenze e non sulla base di un clientelismo insulso e tracotante. Questo folle circo, unito alla lentezza della Giustizia civile e all’esistenza di un reato imponderabile come l’abuso d’ufficio, ha paralizzato un intero Paese. Prima di pensare agli investimenti, occorre mettere mano alle procedure necessarie a realizzare qualunque opera. Da noi, purtroppo, sono un girone infernale all’interno del quale solo gli imbecilli e i corrotti trovano il loro ambiente ideale.

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