Putin, Trump, Johnson e adesso agli onori della cronaca un altro campione populista, razzista, omofobo, misogino: Jair Bolsonaro. Basta leggere la sua storia, con le sue infelici uscite sulla “dittatura e gli oppositori” o sull’aspetto fisico delle donne per comprendere lo spessore dell’uomo e, purtroppo, del politico.
Resta il fatto che l’Amazzonia è nelle mani di questo popular-razzista. Il polmone verde del globo in agonia nel più completo disinteresse di siffatto soggetto, sostenuto dagli imprenditori e latifondisti brasiliani, che lo apprezzano per le sue posizioni “liberal’ e perché ha promesso di abolire il Ministero dell’ambiente. Un personaggio arrogante, spocchioso e pericoloso, che ha ottenuto il successo elettorale facendo leva sulle paure della gente e sulla scarsa fiducia dell’elettorato nella classe politica del Paese. Il virus populista che sta infettando il globo non risparmia neppure l’Italia, che ha visto Ministri della Repubblica in costume e “panza” in bellavista dileggiare l’inno d’Italia tra balli e cubiste. Un Paese dove certi rappresentanti istituzionali dichiarano guerra ai poveri cristi ed elevano i Putin di turno a campioni di democrazia. Bolsonari “de noi antri” in salsa padana, che affermano di difendere i confini da qualche centinaia di naufraghi africani e baciano il rosario, casualmente, come gli ‘ndraghetisti. Inconsistenti come le loro suicide richieste di dimissioni del Governo di cui fanno parte salvo poi cercare di tornare indietro per salvare le poltrone e rimanere dentro le stanze del “potere”. Gente di “spessore” che vive di slogan tribali e sempliciotti, per l’assoluta mancanza di competenze e di un serio progetto politico. Questo è il populismo dai piedi sui tavolini negli incontri ufficiali, ai giornalisti perseguitati per la loro indipendenza. Dalle opposizioni incarcerate, ai ripetuti vergognosi insulti ai meridionali, salvo rimangiarsi tutto per guadagnare consensi. Dal menefreghismo per le fiamme in Amazzonia, alle ridicole richieste di dimissioni del proprio Governo, rimangiate nel volgere di poche ore. Si, Bolsonaro è un monito per tutti: “Il populismo non può essere il nostro futuro”.

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