La crisi dei matteo, i due forni e la materia grigia.

Come milioni di italiani seguo con preoccupazione l’evolversi di questa assurda crisi, frutto di un’altrettanta assurda maggioranza. Mentre incombe il disastro finanziario con conseguenze difficilmente immaginabili, si tenta di mettere una toppa alle scelte populiste fatte dal Governo Conte per soddisfare i bisogni elettorali dei due protagonisti della vita politica italiana di questo ultimo anno e mezzo. Il “sobrio” capitano di sventura Salvini e la sua spalla inamidata Di Maio. Un duo irresistibile per certi versi, una coppia che avrebbe fatto un moderato successo nell’ambito del cabaret, che si è ritrovata senza competenze, conoscenze, cultura a guidare una nazione di sessanta milioni di individui. Piacciono i due, un po’ meno il comprimario Giggino, perché rappresentano la mediocrità di un’inutile discussione al bar.

In particolare il protagonista della coppia, il Matteo padano, è capace di trasformare ogni questione in un “bello” slogan, con quella propensione alla battuta di pessimo gusto, che spesso ascolti in mezzo a qualsiasi piazza di periferia dopo un paio di birre. Sono del popolo, così si definiscono i due statisti per caso. Questo idillio però si è interrotto dopo le elezioni europee, quando il Vicepremier padano ha preso atto che la sua compagine nordista, momentaneamente prossima al centro e al sud tanto sbeffeggiato, ha doppiato nei consensi il momentaneo alleato guidato dal suo comprimario campano. Un crescendo di provocazioni, richieste, minacce che hanno risvegliato e ce n’è voluto, l’orgoglietto ferito del sodale di Governo. Tanto che, il Premier, fino a quel momento ostaggio delle bizze dei due Vice, si è infuriato e ha presentato le sue dimissioni a quel sant’uomo del Presidente della Repubblica. Si sono offesi reciprocamente in modo insanabile, tanto che il leader Padano, temporaneamente dello stivale, ha formalmente chiesto le dimissioni del Premier perché troppo vicino al suo comprimario, salvo, resosi conto degli effetti di quell’atto, affermare che aveva scherzato e che tutto poteva rientrare con un po’ di baci e abbracci. Una coerenza straordinaria che, è ormai accertato, appartiene alla stirpe dei mattei politici di questo sfortunato Paese. Le decisioni irrevocabili per loro, siano verdi o rosso pallido, hanno un valore pari a zero. La saldezza non appartiene a questi campioni della coerenza a corrente alternata che, col loro incedere politico, intriso di egocentrismo logorroico e presunzione, mettono a repentaglio i partiti di appartenenza. “Secondo Matteo”, il “bel” tomo scritto dal Matteo verde, una vera e propria pietra miliare della letteratura italica, nel titolo si attaglia perfettamente anche all’altro Matteo. Un titolo che richiama il divino per due soggetti convinti di rappresentare la politica eccelsa in questa sventurata Italia. Ma torniamo al nostro Giggino che, per pura sorte, adesso ha il compito di trovare la strada per un nuovo Governo “serio” oppure portare alle elezioni un Paese con conseguenze tragiche per il suo movimento e l’intera nazione. È incredibile la vita quante sorprese è capace di fare. Siamo in mano a un comico, al capo di una società informatica, a un ex-venditore di bibite allo stadio. Non c’è male, per non temere il peggio. Non vorrei essere nei panni del Presidente Mattarella, chiamato a gestire una crisi nel momento politico peggiore della storia di questo Paese. Populisti, Sovranisti, politici improvvisati forse anche terrapiattisti e avversari delle scie chimiche dovranno trovare una soluzione a questa assurda e ridicola ma pericolosa crisi di Governo. Non invidio neppure quei politici di buon senso che dovranno avere una pazienza infinita per non giocarsi la propria dignità e collaborare per giungere a una soluzione. Una partita complicata. Nel frattempo, i paladini della seconda Repubblica hanno riaperto i “forni” della Prima Repubblica di craxiana memoria, come se un accordo valga l’altro, purché si accettino le condizioni da loro poste. Un caos dove la politica riesce a malapena a fare capolino; dove l’artefice della crisi, il capitano coraggioso che per primo è saltato giù dalla nave che affondava, è disposto a tornare indietro, – dopo aver offeso quotidianamente i suoi comprimari -, conscio di aver sbagliato modi e tempi per la crisi. Continueremo a seguire con trepidazione questo disperato iter per uscire dal tunnel di questa crisi pericolosissima. Il Matteo padano e il Giggino Campano ci riserveranno ancora tante sorprese, il tutto arricchito dalle sortite massacra ammennicoli del toscologorroico. Nel mezzo gli uomini di buona volontà, quelli che cercano di trovare una soluzione; una tipologia di politici che sembra non vadano più di moda ma che l’Italia, che non manda in vacanza le meningi, spera possano avere successo. Il classico non passa mai di moda, questa è una certezza.

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