C’è un Ministro di questa Povera Repubblica, che gira per le TV atteggiandosi da tronista ed esprimendosi come un rodomonte. Lo fa nella consapevolezza di non avere uno straccio di argomento serio da proporre all’opinione pubblica, spesso pigra nell’approfondire le sconclusionate ricette di siffatto politico di vecchia data. Sorvolo sui temi economici, trattati come se fossero materie di una scalcinata scuola primaria; una vergogna planetaria sentir disquisire un Ministro, di una delle potenze mondiali, come un cliente scansafatiche di un bar davanti a un giornale sportivo. Mi soffermo sulla sicurezza, tanto a cuore al nostro social/Ministro che molto del suo prezioso tempo, in giro tra una trasmissione TV e l’altra, costa nell’arco di una giornata. Invece di lavorare seriamente sul miglior utilizzo delle FF. di PP., per esempio, imponendo il coordinamento come previsto dalla legge 121/81, il nostro straparla di legittima difesa e cose che non avrebbero alcun impatto positivo sulla sicurezza e legalità nei territori. Potrebbe cominciare a lavorare per investire risorse maggiori per il potenziamento, reale, delle FF. di PP. e il miglioramento delle dotazioni tecnologiche e, invece, si limita ai proclami inutili di vicinanza e solidarietà ai lavoratori di polizia che non servono a nulla, salvo accalappiare qualche benevolenza da soggetti particolarmente “distratti”.
Ma è sull’immigrazione che il nostro novello Orban in salsa verde, da il meglio di se. Prendendo in giro gli italiani racconta, statistiche alla mano, che rispetto al 2016 gli sbarchi sono crollati, attribuendosi meriti che sono solo nella sua testa. Questo prodotto delle TV commerciali salta di proposito il 2017 che è l’anno, dalle statistiche internazionali, che ha visto crollare gli sbarchi in questo Paese. L’anno dell’accordo con la Libia, con il quale sono di fatto cessati gli sbarchi in Italia. Non approvo quell’accordo per tutte le implicazioni umanitarie che comporta ma, attenendoci freddamente alle prefate statistiche, gli sbarchi sono crollati a luglio del 2017, per azzerarsi di fatto a fine anno. Questa è solo una delle fantasiose e spregiudicate chicche propinate da questo Ministro instagramiano. L’altra è la questione legata al decreto sicurezza, inutile anzi deleterio. Il problema della ripartizione sul territorio dei C.A.S. Centri di Accoglienza Straordinaria, il vero cancro del sistema di gestione dell’immigrazione. Poteva essere finalmente risolto dando un ruolo ai primi cittadini nella gestione dei flussi. Prefettura e sindaci per assegnare con criterio questi C.A.S. sui territori, facilitando l’integrazione e disinnescando le tensioni che in questi anni di sono evidenziate. Un modo per limitare il potere delle cooperative, che certo non hanno brillato, in molti casi, per trasparenza e professionalità. Invece, il nostro ha fatto esattamente il contrario. Il decreto non spende una parola sensata sull’argomento, anzi, da la possibilità alle cooperative di notificare gli atti ai loro ospiti. Un’assurdità, che attesta come questo Ministro da salotto si limiti solo alle apparizioni nei talk show, in TV e a discutibili post sui vari social. Concretezza? Zero assoluto. Indubbiamente il fare poco istituzionale quando si presenta in pubblico facilita il rapporto con una opinione pubblica stanca e delusa; ma è soltanto un modo diverso di declinare una brutta anzi bruttissima politica deleteria per il Paese. Fare le facce cattive davanti una telecamera farà anche guadagnare qualche consenso, ma non risolve i problemi seri che questo Paese deve affrontare da tempo e che, nell’ultimo anno, sono diventati ancora più gravi. Da amministratore sono seriamente preoccupato per gli effetti che questo show governativo perenne potrebbe causare sui territori. C’è solo una possibilità per scongiurare il tracollo della nostra Italia. Che tutti noi si recuperi la capacità di ragionare seriamente sui fatti; si riconquisti la capacità (diritto) di critica nel merito delle cose. Questa superficialità e incompetenza al Governo possono costarci le possibilità di sviluppo per i prossimi anni. Mettiamo da parte la rabbia e la delusione per quello che è accaduto prima dell’avvento di questa “scarsa alleanza” e iniziamo a ricostruire moralmente, eticamente, professionalmente e politicamente il nostro domani.

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