Un quartiere periferico ridotto a dormitorio, che, nel giro di cinque anni, ha cambiato aspetto conquistando quella dignità che ogni porzione di città dovrebbe avere. Questo qualifica un’amministrazione, l’attenzione alle necessità delle persone residenti lontano dal centro. Perché una città è un corpo unico, che abbisogna di cure diverse ma con la stessa attenzione. Prima la farmacia, poi la strada, quindi l’adeguamento dell’impianto fognario, dopodiché la riqualificazione di un’area verde abbandonata, a seguire la sistemazione del campetto di calcetto, nonché, la realizzazione, dopo quindici anni circa di fermo lavori, di una bella palazzina con 24 alloggi Ater. Infine, la progettazione di una nuova, splendida scuola per i più piccoli. Così, un quartiere lasciato all’abbandono per decenni, ha cambiato completamente aspetto. Solo osservare le tante persone che accompagnano i bambini nel giardino totalmente rinnovato, precedentemente uno spazio desolato, da la dimensione del profondo cambiamento avvenuto in pochi anni. Ricordo da ragazzo l’entusiasmo che vi era nel quartiere dove abitavo a Roma, da sempre trascurato, quando iniziarono i lavori di riqualificazione voluti dall’allora sindaco Petroselli.
Spazi rinnovati, palazzine ristrutturare, strade e marciapiedi rifatti avevano trasformato una borgata desolata, in un luogo dignitoso e finalmente vivibile. Da Sindaco, anche pensando a quel tempo, ho voluto dare priorità alle periferie dimenticate della mia città. Facendo sempre i conti con le grandi difficoltà di bilancio, abbiamo investito sul recupero degli spazi divenuti deserti, sul miglioramento dei servizi delle due grandi “periferie” di Ceprano. Immagino la gioia dei bambini e delle famiglie del Quartiere “Montecitorio” per avere finalmente a disposizione giardini colorati e sicuri. Ancora c’è molto da fare per completare tutto quello che serve per realizzare ciò che vorrei, ma il percorso è tracciato e l’isolamento è un ricordo. Questo, per me, è il modo migliore di Amministrare una città. Non vi sono né primi, né ultimi. Soltanto un’unica comunità.

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