Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da quando ero bambino e la mia passione era inventare le storie più strane. Scrivere era un modo per passare il tempo, dare sfogo alla fantasia, esprimere i miei sentimenti, paure e preoccupazioni. Non c’era il computer. La penna era lo strumento più sofisticato col quale esprimere questa passione.
Oggi tutto è diverso.
La tecnologia ha preso il sopravvento e via via tutto si è velocizzato, compresso nei tempi e nei contenuti, in una sorta di perenne riassunto di ogni cosa. Da bambino non mi piacevano i riassunti, adoravo i temi. Poi, crescendo, ho compreso il valore e l’estrema utilità di quei riassunti che proprio non digerivo. Imparavi ad essere conciso e preciso. Adesso il concetto di riassunto è stato portato all’estremo.
“Ieri ho visto i buoi che facevano il pane”. Questa era la storiella di Pierino che ora sembra diventata normale pratica tra le persone e anche in politica. Ora ci si ferma ai titoli dei giornali, che spesso non rappresentano neppure il contenuto dell’articolo; agli slogan, veloci e insignificanti se non deleteri; agli smiley, che dovevano essere un simpatico modo di esprimere semplici stati d’animo e, attualmente, usati praticamente per ogni cosa.
Viviamo in un contesto dominato dalla superficialità, la politica lo dimostra senza tema di smentita e dell’immagine più frivola possibile. Persino le istituzioni, ormai, comunicano con emoticon e ci raccontano, in modo pacchiano e non richiesto, quello che guardano in TV, i loro pensieri su San Valentino, cosa mangiano a colazione e via dicendo. Il trash domina su tutto e nessuno riesce ad arginarlo. Neppure gli strafalcioni più assurdi, conseguenza di una cultura mediocre, ferma questa ondata di ridicolo sui social. Ma il punto più alto di questa ascesa dell’ignoranza, che ha travolto penna e calamaio, libri e quaderni sono gli smiley. Quelle faccine gialle pronte per essere usate in ogni situazione.
Sei arrabbiato, allegro, sorridente, innamorato, pensieroso? Hai a disposizione un emoticon specifico. Niente più parole o concetti articolati con le parole. Una faccina, cancella gli errori, gli orrori, l’ignoranza, la pigrizia ma, soprattutto, le sfumature.
Già, le sfumature.
Fanno la differenza e un cuore, per esempio, assume diversi significati, così come una faccina che spara un bacino non sempre ha lo stesso senso. Vale per quando sei arrabbiato o deluso, allegro o triste. Solo e soltanto le parole possono cogliere i particolari. E’ più impegnativo sicuramente, ma scrivere restituisce il valore alle cose, ai sentimenti, alle emozioni. Scrivere ci distingue, esalta le diversità, non appiattisce ed evidenzia le sfumature che fanno la differenza.
Vale per la politica, così come per le relazioni personali.
Ripenso a suor Lorenza, la mia insegnante alle elementari, una persona dolcissima cui ero affezionato e chi mi voleva bene. Mi diceva: “Marco, sei bravissimo con i temi ma devi capire che anche i riassunti sono importanti. Ti aiutano a cogliere il significato di ciò che leggi e a raccontarlo in modo intelligente con poche parole”. Non esistevano i computer, si usava la penna, eravamo più ingenui ma c’era più umanità.

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