Quelle Armate Brancaleone

La politica in questo Paese riserva sempre delle sorprese. Premesso che per molti, troppi politici l’unico obiettivo è vincere a prescindere, la storia ci ha insegnato che di armate Brancaleone sono morte la dignità e le prospettive dell’Italia. La spregiudicatezza di chi considerava e considera la politica come strumento di arricchimento o un esercizio di potere, ha spianato spesso la strada a coalizioni improbabili. Il fine era (ed è) raggiungere esclusivamente la vittoria senza alcun progetto politico che non fosse quello di esercitare il potere e acquisire privilegi e vantaggi personali. Destra, centro, sinistra in un coacervo senza soluzione di continuità. Un minestrone indigesto che si è rivelato sempre fallimentare.

L’errore alla base di certe scelte è la differente provenienza politica che, certo, non può far condividere un serio progetto o una prospettiva. Basta guardare l’attuale compagine governativa che, dentro una perenne, brutta commedia, si trascina a fatica con l’obiettivo di sopravvivere a ogni costo. Nulla li unisce se non un insano populismo, elemento insufficiente a sostenere un’accettabile proposta politica. Ma anche su scala ridotta il tentativo di metter in piedi coalizioni multicolori da destra a sinistra si è sempre trasformato in un calvario amministrativo. In piccolo, sovente, ci si mette tutti insieme per sconfiggere un nemico comune, mossi esclusivamente dalla voglia di rivalsa. Resta comunque la certezza che i potpourri hanno conseguenze nefaste. La buona politica è quella che unisce provenienze diverse con sensibilità comuni, sulla base di un progetto condiviso. Pensare di unire chi è razzista con chi no lo è; chi ha una idea conservatrice della società con chi, diversamente, ne ha una visione progressista appare come un mero tentativo velleitario. Tentativo, all’interno del quale tutto e il contrario di tutto può celarsi, atteso che il fine è unicamente il raggiungimento del potere. Non basta individuare un ipotetico leader presentabile, una faccia decorosa che si presta a essere un “cappello”, per poter pensare di far governare un insieme di incompatibili diversità. Per “vincere e governare bene” servono affinità, condivisione e un progetto comune che guardi soprattutto al futuro.

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