Non so quali conseguenze immediate potrà avere questo plebiscito per Zingaretti alle primarie del PD, ma è certo che quasi due milioni di persone in fila per votare un candidato segretario di un partito, oltre a essere un evidente segno di democrazia, sono la riprova che la gente vuole contare e vuole cambiare. C’è una palese volontà di non rassegnarsi ad una politica fondata sulla paura, sugli slogan e sul populismo. Ci sono milioni di persone che vogliono un’alternativa vera, che pensi ai bisogni degli individui nella consapevolezza che occorre mettere in campo politiche in grado di rilanciare l’economia.
Questo Paese non ha bisogno “assistenzialismo”, ma di scelte che guardino alle persone col fine di creare opportunità di impiego, senza annullare i diritti e le tutele dei lavoratori. Basta con la precarietà permanente, col lavoro in condizioni di schiavitù. Occorre creare un clima di fiducia per far ripartire il sistema Paese e la precarietà non aiuta, anzi, alimenta anche un clima di ansia e paura. l’Italia necessita di certezze e di un profondo cambiamento. Questa nazione deve rinnovarsi a partire dalla politica. Non sarebbe male se vi fosse una regola per la quale i perdenti fanno spazio a nuove proposte. Il Paese è stanco delle solite facce e anche per questo al momento non c’è un’alternativa credibile a questo dominio legastellato, nonostante i pessimi risultati che sta ottenendo. Zingaretti può incarnare siffatto rinnovamento. Dovrà però dimostrare di saper mettere da parte tutti i vecchi arnesi che, sui territori, a prescindere dai risultati, hanno fatto finora i loro comodi. La gente ha bisogno di vedere questo affrancamento dai vecchi metodi, dalla logica dei numeri per mantenere il potere. Solo così potrà dare credito al nuovo centrosinistra. Niente più ras, ma nuovi soggetti in grado di dialogare con le persone. Una piccola rivoluzione per riconquistare i territori. Zingaretti può farcela. Ha esperienza politica e ha dimostrato di saper amministrare anche in condizioni difficili. Sono certo che saprà conquistare il consenso sulla base dei fatti e di politiche inclusive, coinvolgendo la società civile. Non assurdi minestroni destra, centro, sinistra ma accordi su programmi e sensibilità condivisi. Non sarà semplice. Occorre recuperare tempo e credibilità persi. Ma non credo ci siano alternative. Se vogliamo cambiare questa Italia triste e impaurita, ferma e precaria bisogna osare. Riconquistare un popolo si può. Ma serve credibilità e coraggio. Ideali e pragmatismo.

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