Un click per una finta democrazia

52 mila votanti sulla piattaforma “Rousseau”. Di questi ben il 59% ha detto Si, quindi No all’autorizzazione a procedere nei confronti del Vicepremier Salvini per il caso Diciotti. Di Maio è soddisfatto perché la piattaforma internettiana funziona bene.
In merito, esprimo un paio di perplessità. Il 59% di 52 mila votanti via internet, quanto vale rispetto ai 10 milioni 743 mila 566 voti presi dal M5S alle ultime elezioni politiche? Non mi sembra proprio che la consultazione via click sia stata bagno di democrazia. Dopodiché, mi chiedo quali competenze possano avere questi votanti su una questione complessa com’è la concessione di una autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare, normalmente affrontata da importanti avvocati e illustri giuristi. Semmai, sarebbe stato più giusto che la classe dirigente, sulla base dei principi ispiratori del Movimento, decidesse se votare a favore o meno della richiesta nei confronti di Salvini. Un’assunzione di responsabilità che, pilatescamente, è stata trasferita su una pattuglia di naviganti in rete, di cui nessuno conosce qualità e competenze.

Ora ci bombarderanno di messaggi per dirci che questa microvotazione è stata un momento di alta democrazia e che, solo il M5S, chiede ai suoi iscritti cosa fare nelle situazioni più importanti. Io aggiungerei più rognose. Infatti, la vera questione in gioco era la tenuta di un Governo, apparentemente contro natura, al quale i pentastellati si sono affezionati a tal punto, da rinnegare principi e promesse elettorali, cercando di coprire il tutto con quella misura assistenzialista denominata Reddito di Cittadinanza. E così, chiamati a esprimersi su una vicenda grave come quella del “sequestro” della nave Diciotti, hanno scaricato tutto sulle spalle del 59% dei 52 mila votanti internettiani.
Io la ritengo una farsa, una brutta commedia giocata sulla pelle della legalità in questo Paese. Guidare una Nazione significa fare anche scelte politiche difficili, che sono di esclusiva competenza di una seria classe dirigente, che ha l’obbligo di rispettare i valori di riferimento del gruppo di appartenenza. In questo caso si è assistito a una commedia, un patetico scarico di responsabilità per la paura di dover rinunciare al Governo. Nulla di trascendentale. Lo hanno fatto altri in passato, lo ha fatto ora il M5S che altro non è, che una brutta copia di un pessimo partito della Prima Repubblica.
Intanto la Lega ringrazia, avendo dato prova, ancora una volta, di essere lei a guidare la compagine di Governo, avendo ridotto il Premier e l’altro Vicepremier pentastellato a mere figure di secondo piano, incapaci di dire la loro su ogni cosa. Una situazione drammatica dove, ai razzismo e populismo sempre più perniciosi della Lega, si sommano le drammatiche incapacità di una classe dirigente pentastellata incompetente e presuntuosa, terrorizzata dall’idea di perdere le posizioni di comando che solo un Governo può assicurare. Una miscela esplosiva, che rischia di fare implodere questo Paese, alle prese con una crisi economica e sociale sempre più grave. La scelta odierna, di far decidere a un pugno di sconosciuti internauti se votare a favore o meno dell’autorizzazione a procedere contro il Vicepremier alleato di Governo, ha certificato l’incapacità della classe dirigente pentastellata di guidare la Nazione. La speranza è che, prima di uscire di scena, non producano danni irreparabili al Paese.

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