Una delle priorità della politica in Italia, dopo Sanremo, rischia di diventare San Valentino. Non era mai capitato ma, per la prima volta, sui social abbiamo un Ministro triste che guarda da una finestra, mentre manda baci alle amiche e malinconico afferma che, forse, la festa degli innamorati è da abolire. Santa pazienza, adesso non apriamo uno scontro su quel povero San Valentino, che ha solo la colpa di ricordare a tutti, un giorno dell’anno, che esiste l’amore.
Posso capire che la TAV sia fermata e si perdano così la faccia e migliaia di posti di lavoro; che la recessione possa far sprofondare il Paese sempre più giù; che si sequestrino imbarcazioni piene di disperati ora che gli sbarchi sono praticamente azzerati; che si armino tutti gli italiani per sparare a chiunque si avvicini a una proprietà privata; che ci siano un numero spropositato di cambi di residenza per ottenere l’agognato reddito di cittadinanza; che un partito che governa debba restituire agli italiani 49 milioni di euro; che il nostro Governo abbia dichiarato guerra alla Francia e alla Germania che sommergeremo col nostro immenso debito; che un vicepremier nostrano scriva, nero su bianco, che i cugini d’oltralpe hanno una democrazia millenaria (tutti sanno che Carlo Magno era stato eletto a suffragio universale dai franchi); che il cerchiobottismo del Governo sul Venezuela scaturisca dalla scarsa conoscenza della geografia e dei nomi, Guaidó non è indocinese; che tre Regioni dell’Italia, le più ricche, abbiano una sgangherata autonomia fiscale. Ma far nascere una querelle sulla giornata degli innamorati è davvero troppo. La mia preoccupazione è che si possano aprire questioni anche sull’Epifania e l’albero di Natale, perché troppo nordici, mentre il Natale potrebbe essere una ricorrenza troppo mediorientale, di mitraica memoria. Ho paura che tutto possa essere rimesso in gioco. Il 25 aprile è troppo di parte; il Primo Maggio è inaccettabilmente comunista. Stamattina vedendo quell’immagine del Ministro triste che, con uno sguardo perso, scrutava il “mondo” al di là del vetro di una finestra, ho capito e ho avuto conferma di tante cose. È lo stesso sguardo con cui osserva i problemi del Paese, pensando a come fare per sfoggiare una divisa nuova, con indosso la quale zufolare slogan, in attesa che qualcuno affossi definitivamente l’Italia.

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