Capita di essere sconfitti

Capita di essere sconfitti.
È dura da digerire ma fa parte delle esperienze che la vita ti riserva. Perdere, a volte, anticipa una vittoria se abbiamo l’umiltà e la capacità di comprendere i nostri errori. La rabbia che segue una sconfitta non deve travolgere la lucidità che occorre per analizzare le cause che hanno determinato quel risultato negativo.

L’errore più grande che si possa fare è dare agli altri la colpa dei nostri errori. Anche quando si pensa di aver fatto tutto per conquistare la fiducia degli altri ma il risultato non arriva, la responsabilità va ricercata nei nostri comportamenti, nelle nostre scelte perché è lì che si annidano gli errori. Soprattutto in politica, pensare di essere stati incompresi dall’opinione pubblica ingrata, è il segno di una grande debolezza e, soprattutto, di un’inaccettabile arroganza. La gente non è stupida e anche quando è stanca e/o arrabbiata sceglie in base a un ragionamento. È vero, questo Paese ancora soffre di un vergognoso sistema clientelare. Ancora si fa campagna elettorale sulla disperazione, promettendo posti di lavoro, che non arriveranno mai o magari una casa popolare, ma tutto ciò, da solo, non può giustificare una vittoria o provocare una sconfitta. Alla base di un risultato ci sono altri fattori che, per la maggior parte, scaturiscono da scelte errate o giuste o dalla coerenza o incoerenza. Perdere fa male, ancora di più se hai lavorato in maniera onesta per la comunità. L’errore più grande, però, è attribuire alla gente la responsabilità del risultato. Non mi hanno capito; non meritano niente; il popolo sceglie sempre i delinquenti; non vale la pena impegnarsi tanto la gente non capisce. Non funziona così dopo una sconfitta, per quanto imprevista. Offendere gli elettori è il modo peggiore di reagire a un risultato negativo. Un bagno di umiltà, riconoscendo i propri sbagli e, da lì, ricominciare a correre per cambiare questo Paese, è il modo migliore per costruire un’alternativa comprensibile alla gente. Non è semplice, ma i risultati più belli e importanti sono il frutto di un lavoro complesso ma entusiasmante. Ecco, il messaggio che deve passare è proprio questo. “Non è facile ma vogliamo cambiare in meglio questo pessimo presente. Vogliamo costruire un futuro migliore ma, per farlo, abbiamo bisogno di voi, di condividere un percorso lungo e difficile perché questo Paese è di tutti noi. Anche di coloro i quali non sono ancora nati e che dovranno fare i conti con l’eredità che lasceremo.

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