Non rassegnamoci a una brutta politica.

Non so quanti danni provocherà questa classe politica di basso profilo alla guida del nostro Paese. La speranza è che non siano irreversibili. La catastrofica incompetenza viene celata attraverso l’individuazione di ipotetici nemici, il cui fine sarebbe quello di danneggiare l’Italia e ostacolare l’opera innovatrice (?) dell’attuale Governo. Il tutto supportato da quotidiane, strampalate dichiarazioni sui mass media e, più efficacemente, attraverso i social.

Nominiamo rappresentante per l’Italia all’Unesco un attore comico, – il Movimento è passato da Dario Fo a Lino Banfi – e, dopo aver chiuso i porti per le navi con a bordo qualche centinaia di disperati e aver dichiarato guerra alla Francia adesso apriamo un altro fronte con la Germania. Stiamo precipitando in un vortice di pressappochismo, improvvisazione e cinico populismo. Una china pericolosa che rischia di provocare disastri, ma che attira i consensi di una opinione pubblica stanca e arrabbiata. La speranza è che si crei una alternativa credibile a questa non politica dell’improvvisazione. Non è semplice se non si mette in moto un processo serio di rinnovamento. Il centro sinistra deve ricominciare a ad ascoltare la gente. Ha bisogno di riconquistare il consenso attraverso un progetto politico che guardi ai giovani e ai bisogni reali delle persone. Un centrosinistra aperto alla società civile e mai più autoreferenziale. Capace di rinnovarsi attraverso una selezione seria della nuova classe dirigente. Non ologrammi dei vecchi ras attaccati alle poltrone, ma una nuova generazione di donne e uomini in grado di garantire avanzate politiche innovative. L’alternativa a questo pessimo Governo passa per il ricambio di quella classe dirigente che ha fallito, che si è discostata drammaticamente dai valori del centrosinistra e alla permanente ricerca di accordo con chiunque per mantenersi in auge, seduta su poltrone, sedie e strapuntini. Se si vogliono riconquistare i giovani bisogna offrire loro una prospettiva anche dentro i partiti. Non sarà semplice, perché questi Fregoli della politica non vogliono mollare di un centimetro, ma non ci sono alternative. In gioco c’è il futuro di questo Paese trascinato sempre più giù e con il rischio di venire isolato e lasciato in compagnia, anzi, sottoposto a gli USA di Trump, alla Russia di Putin, alla Gran Bretagna di una sempre più evanescente Theresa May. Una prospettiva drammatica su cui puntano con forza i sovranisti, populisti filo Putin della Lega affiancati, in questo, disegno da un Movimento 5 Stelle sempre più debole e caratterizzato dall’improvvisazione di un nulla ideologico. Per questo, lavorare per dare un’alternativa credibile al Paese è un dovere per chi si sente dentro un percorso politico sociale legato ai valori del centrosinistra. A chi sente che allontanarsi dall’Europa significa indebolire l’Italia rispetto al resto del mondo. Per questo è ora che ci sia una mobilitazione per riformare l’intero contesto progressissita, frantumato e allontanato dalla gente da una classe politica autoreferenziale e prepotente. Un gruppo dirigente che è stato capace di togliere entusiasmo grazie agli accordi stretti con quella politica che doveva restare alternativa e che, invece, si è mescolata nel corso degli anni confondendo tutto e tutti. E allora ben venga il dibattito all’interno del PD con l’auspicio che si allarghi all’intero centrosinistra, per delineare un nuovo modo di stare in campo e fronteggiare questo vento populista e sovranista, con rigurgiti fascisti, che sta imperversando in Italia. Un percorso che Zingaretti ha descritto in modo chiaro. Una strada che passa da un nuovo modello di confronto interno, all’apertura verso la società civile, in un processo più ampio di condivisione dei valori fondanti del centrosinistra. Un modello di politica legato ai territori capace di ascoltare le persone e individuare le risposte ai bisogni di una società sempre più in difficoltà. Se vogliamo fare cambiare questa brutta politica la strada è segnata.

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