Nella vita ne ho viste di tutti i colori, ma una politica di così basso livello, da operetta non mi era mai capitato di vederla. Premetto che indossare una divisa non è un gioco. Bisogna superare concorsi, avere dei requisiti e soprattutto, indossandola, occorre mantenere un’assoluta neutralità e rispetto delle istituzioni. Ricordo che a Cesena, nel 1985, vietavano agli allievi di indossarla liberi dal servizio per tutelare la loro incolumità, poiché potevano diventare facili obiettivi dei terroristi.
Da un po’ di mesi sembra che sfoggiare una divisa da parte di ministri, che, nell’occasione, fanno politica nelle loro forbite interviste o nei loro sofisticati e raffinatissimi interventi sui social, sia divenuta la triste normalità. Così un simbolo di imparzialità dello Stato, diventa un orpello di parte per interventi sguaiati e poco istituzionali. Un gioco infantile, che mette in discussione la credibilità delle FF. di PP.. Alla bassa qualità dei rappresentanti istituzionali, alcuni dei quali adottano un linguaggio da teppistello di periferia, corrisponde l’uso, mai visto in precedenza e inopportuno delle divise del Comparto Sicurezza. Non mi si venga a dire che è il segno di attenzione nei confronti dei lavoratori di polizia, perché di ben altro hanno bisogno gli operatori della sicurezza. Per esempio più mezzi, maggiori risorse, un turn-over che consenta un ricambio costante degli organici, stipendi dignitosi, ancora meglio, indennità adeguate al servizio svolto e più estesi diritti civili. Diciamo che servirebbero ministri capaci di elaborare strategie e proposte serie per il miglioramemto delle condizioni dell’intero Comparto. Persone competenti, meno presenzialiste ma in grado di individuare i problemi e risolverli. Quello che impressiona è la trasformazione sistematica di ogni intervento in un brutto show mediatico, che trascina le istituzioni in una ridicola e permanente farsa. Ma c’è di più. Al di là di sporadiche ed eccezionali occasioni, in un Paese democratico i ministri non indossano divise. Può accadere durante la visita alle truppe schierate in zone di guerra o impegnate in operazioni umanitarie, ma non è la normalità. Diversamente, nei regimi, spesso, i leader che ignorano i valori democratici e hanno la necessità di ribadire il loro ruolo di capo supremo, la divisa la indossano nelle più disparate occasioni. Ecco, certi soggetti che rappresentano il nostro Paese ai più alti livelli, forse, non hanno la consapevolezza dei pessimi segnali che si inviano alla gente o, se la hanno possono rappresentare un rischio più o meno serio per la democrazia. In ogni caso, questi comportamenti sopra le righe rappresentano la conseguenza di una campagna elettorale incardinata sul populismo, il sovranismo e gli slogan di ogni risma, dai più stupidi ai più beceri. L’affermazione di una politica urlata dove la dichiarazione inconsistente, ma fatta in tono “macho”, supera il ragionamento e il buonsenso. La rabbia sopra la riflessione e, poi, il nemico responsabile di ogni male individuato nel disagio, quindi, negli immigrati e in quelle navicelle piene di disperazione i cui sbarchi sono crollati dell’80% dal luglio del 2017. Ci invadono, mettono a rischio la nostra storia e le nostre tradizioni (la cultura non la citiamo perché è un termine che non appartiene a questi nuovi politici forgiati nell’acciaio). Mentre tutti guardano il mare preoccupati per lo sbarco di poche decine di immigrati, sulla terraferma aumentano le tasse, si tagliano i trasferimenti agli enti locali, diminuiscono i fondi per la scuola e la formazione, si favoriscono le cooperative che finora hanno, per la maggior parte, gestito in modo pessimo gli immigrati, si consente ai privati di comprare i beni confiscati dando così la possibilità alla mafia di riappropriarsi di quanto le era stato tolto, non si tracciano più i rifiuti che escono dalle fabbriche, aumentano i tassi di interesse, cresce lo spread, cala la produzione e, con l’ecotassa, si uccidono le imprese italiane. Però, siamo un Paese che fa rispettare i suoi confini. Qualche centinaio di disperati hanno vagato per giorni in mare e alla fine in Italia ne arriveranno solo una parte. Un risultato straordinario per l’Italia. Non saremo “invasi”: “Ci distruggerà tutto il resto”.

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