Ve lo confesso.
A me questa Italia che getta le coperte di un senza tetto, che distingue i bambini dal colore della pelle, che chiude i porti a qualche centinaia di disperati, (visto che gli sbarchi sono crollati dell’80% dal luglio del 2017), che si arma per farsi giustizia da sola, (quando la sicurezza compete allo Stato,) non mi piace. Non mi piacciono i ministri che si mettono una divisa addosso e straparlano come un qualunque bulletto di periferia. Non mi piace l’incompetenza a capo dei ministeri e un Parlamento ridotto a dormitorio.
Non mi piace, nello specifico, che tutto questo non abbia risolto uno, dico uno dei tanti problemi che assillavano il Paese, anzi, abbia provocato ulteriori danni. Non mi piace l’arroganza contro l’informazione, – con tutti i suoi difetti, cane da guardia della Democrazia -, come non mi fa stare tranquillo la possibilità concessa ai mafiosi di ricomprarsi i beni a loro confiscati tramite prestanome incensurati. Non mi piace che si governi a colpi di slogan, che si ponga la politica al di sopra della scienza o si tenti di mettere la scienza al servizio della politica. Io vorrei un Paese dove il confronto politico fosse improntato sul ragionamento serio e competente di soggetti con ideali e valori democratici diversi. Un Paese dove l’onestà non fosse solo uno slogan elettorale, ma la strada da percorrere quotidianamente per cambiare in meglio la situazione attuale. Vorrei un Paese dove la politica non fosse espressione di un becero populismo. Un Paese dove i tempi della Giustizia fossero celeri e la pena certa. Vorrei un’Italia senza pregiudizi e paure. Un Paese inclusivo, dove l’onestà fosse una qualità unanimemente riconosciuta.
Vorrei semplicemente un Paese normale.

Lascia un commento