Ho denunciato da tempo il sistema malato di gestione dei flussi migratori in questo Paese. Dalla famosa e ignobile “Emergenza Africa” in poi, l’Italia ha incardinato questa gestione sull’esclusivo rapporto tra cooperative e prefetture, lasciando ai sindaci l’ingrato compito di gestire gli effetti disastrosi di un sistema inefficiente. Neppure gli scandali a ripetizione hanno messo in discussione questo modello fallimentare, incapace di creare i presupposti di una auspicabile integrazione con le conseguenze che tutti conosciamo sul piano sociale e politico.
Un sistema inadeguato nei modi e nei tempi che doveva essere rivisto, rivalutando la figura dei sindaci e nell’ambito di un processo di distribuzione sul territorio razionale e non punitivo. Dopo una campagna elettorale fondata sulla questione immigrati, infarcita di razzismo e slogan da stadio, chi è andato al Governo sull’onda del populismo, dopo tanti proclami, ha partorito un provvedimento che non risolve alcunché, anzi genera ulteriori problemi.
Non entro nel merito delle procedure, alcune assolutamente inapplicabili, ma evidenzio tre punti:
1) il ruolo delle cooperative non viene rivisto, anzi, con questo “Decreto Sicurezza Pastrocchio” viene ulteriormente rafforzato. Quindi, invece di diminuire il numero dei C.A.S., vera disgrazia dell’intero sistema, forse aumenterà;
2) il ruolo dei sindaci nelle procedure di gestione dei flussi rimane esattamente come ora, quindi, inesistente e gli “eventuali” nuovi poteri concessi ai primi cittadini, altro non sono che una deresponsabilizzazione del Governo e maggiori oneri per i comuni;
3) invece che potenziare gli S.P.R.A.R., diminuendo il ruolo dei C.A.S. (i famosi appartamenti affittati dalle cooperative e riempiti di immigrati), il Decreto Pastrocchio toglie fondi ai primi, dimostrando la pochezza di un provvedimento inutile e anche pericoloso.
Apprezzo la posizione del Sindaco di Palermo, così come condivido le critiche fatte da molti primi cittadini di realtà importanti di questo Paese. Per formazione non disapplicherò una norma approvata dal Parlamento, ma darò il mio contributo affinché questa ignominia, (che stabilisce anche la vendita dei beni confiscati, così si darà la possibilità ai mafiosi di riappropriarsi, tramite prestanome, dei beni che lo Stato gli aveva tolto), sia cambiata al più presto. Non mi si venga a dire che il mio atteggiamento è buonista o altre stupidaggini del genere, perché si tratta solamente di buonsenso, di restare civili e di trovare soluzioni serie e praticabili a un problema complesso che afferisce ai diritti umani, alla dignità delle persone, alla sicurezza dei territori. Sentire rispondere alle osservazioni serie fatte dal sindaco di Palermo, ma non solo, che il Decreto pensa prima agli italiani e ai loro problemi, da la dimensione della qualità morale e politica di chi ci governa. Questo Decreto, oltre che inutile, è offensivo per la dignità delle persone e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Ma è anche una presa in giro per gli italiani, perché come ho già detto, oltre ad essere in parte inapplicabile sul piano amministrativo, non risolve i veri problemi che hanno determinato tensioni e proteste sui territori. È semplicemente il pessimo prodotto di una brutta politica che, in campagna elettorale, si è proposta agli italiani a colpi di slogan e che ora, prima della competizione continentale, deve far vedere qualche risultato, anche se inutile o deleterio. A coprire tutto ci penseranno le interviste a getto continuo sui mass-media degli esponenti del Governo, magari agghindati con una bella divisa e le loro dichiarazioni e video sui social, come farebbero dei qualunque “blogger” o “web influencer”.
A questo siamo arrivati. I rappresentanti istituzionali che ricorrono a messaggini insignificanti, da narcisi o bulletti di periferia, quando i problemi meriterebbero risposte e confronti seri e competenti.

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