“Un Paese ridotto a un brutto luna park”.

Anni fa guardavi una tribuna politica e sentivi parlare in italiano, esprimere concetti chiari che potevi condividere o meno e, cosa assai rara oggi, il livello sonoro non era mai fastidioso perché nessuno parlava sopra l’altro. Ora la politica in TV è diventata uno spettacolo di pessimo gusto, con personaggi “strani” che parlano di cose che non conoscono, che esprimono concetti confusi e che, spesso, urlano sulla voce dell’altro, generando un caos frutto dell’assenza di idee e cultura. In questo bailamme c’è chi coniuga i congiuntivi come capita e chi si improvvisa professore sbandierando l’articolo di un giornale che neppure ha compreso. Tutto è possibile, anche diventare quasi Premier senza avere la più pallida idea di cosa significhi la Costituzione o invocando la secessione di qualche Regione sulla base di squinternati riti “pagani”, inumiditi dalle acque di un inconsapevole fiume padano.

Oggi chi esprime un concetto normale o chi cerca di svolgere un ragionamento serio viene considerato noioso, da evitare. Così vincono gli slogan, l’ignoranza, la superficialità. Tutto sembra più semplice, più a portata di mano, atteso che la conoscenza e lo studio non sono necessari per affermarsi. Basta l’appartenenza a un movimento per avere la probabilità di raggiungere traguardi ambiziosi. Puoi vendere bibite al cinema, non avere studiato, non avere lavorato e non avere alcuna esperienza politico/amministrativa, ma possono ugualmente aprirsi le porte del parlamento e magari poter aspirare a guidare un Paese di 60 milioni di persone. Sicuramente l’Italia aveva bisogno di cambiare la sua pessima classe politica. Un cambiamento serio che potesse rappresentare un taglio col passato, contrassegnato da troppi scandali e fallimenti. Un rinnovamento che rinsaldasse il rapporto tra politica e società e che ricreasse un clima di fiducia nei confronti dei “rappresentati del popolo”. Invece, la rabbia, l’insoddisfazione, una sostanziale pigrizia nell’informarsi correttamente, preferendo attingere alle quotidiane “social fake news”, hanno favorito l’affermazione di una classe politica priva di competenze e pericolosa per il futuro del Paese. Lo SPREAD diviene antropomòrfico e si trasforma in un nemico al soldo dell’opposizione; i mercati vengono descritti come orde di barbari all’assalto delle “politiche del popolo” messe in campo dal “Governo del popolo” in una fantasmagorica trasformazione della realtà in uno scadente videogioco. Ma quello che più genera preoccupazione è l’individuazione, da parte di questi rappresentanti di un nuovo già vecchio, di un nemico comune sul quale scaricare tutta la rabbia generata dalle difficoltà quotidiane. Si è nuovamente attivato un meccanismo perverso che, – oltre a distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese, per i quali latitano risposte serie -, nel passato ha generato mostri e immense tragedie. Non sarà facile uscire da questo ben accetto pressapochismo. La gente si riconosce e si sente vicina a questi leader senza cultura e senza storia, capaci di inventare quotidianamente uno slogan che non risolve i problemi ma soddisfa la rabbia delle persone. E’ vero. Questo stato di cose è frutto di una classe politica che negli anni ha perso completamente di vista la realtà e si è allontanata irrimediabilmente dai bisogni della gente. Una politica vecchia, prepotente, autoreferenziale, capace di rimanere incollata a una poltrona o anche a una sedia attraverso accordi inconfessabili i cui beneficiari erano solo presuntuosi ex-rappresentanti del popolo, divenuti rappresentanti di se stessi. Impresentabili, molti dei quali tuttora cercano di ritagliarsi spazi in tale nuovo contesto, fatto di olografici nulla, nella speranza di assicurarsi ancora prebende per se stessi e i loro famigli. Questi pessimi politicanti, che hanno consentito l’accesso in parlamento di pagliacci e ballerine, sono i veri responsabili dell’attuale vuoto politico e culturale. Hanno aperto una porta e adesso si è spalancato un portone. I padroni delle tessere comprate e delle liste, imbottite di servi sciocchi, sono i responsabili del declino di questo Paese e della reazione che la gente ha avuto, votando in massa tutto ciò che è stato percepito lontano dai vecchi giochi di potere. A errore si è sommato un altro errore e chi ne paga le spese è l’Italia. Penso che non ci siano alternative al fatto che bisogna fare in fretta per recuperare alla politica competenze, esperienze e onestà. Se vogliamo salvarci e uscire da questo tragico lunapark, occorre mettere in campo l’intelligenza unita a politiche nuove e serie, facendo piazza pulita degli ultimi residui di un sistema malato e prepotente. Non interessa il colore o da che parte sta. La buona politica è l’unica medicina al nulla che avanza e che rischia di trascinarci tutti nel baratro. Il tempo a disposizione, prima del “game-over” va restringendosi.

Lascia un commento