“Onestà e coerenza per il cambiamento”…

La vicenda della sindaca di Roma, dovrebbe far riflettere tutti quelli che, in orbita pentastellata, hanno infangato e infangano chi non la pensa come loro e che si trovano alle prese con la Giustizia nell’attesa almeno di una sentenza di primo grado. Nessuno ha chiesto le dimissioni della Raggi e per ora si gode un’importante assoluzione. Una storia che dovrebbe far vergognare chi si eleva a giudice senza averne titolo, sentenziando soltanto sui presunti avversari politici. Sempre che chi adotta certi atteggiamenti abbia una qualche dignità politica. In questo Paese, è vero, c’è una gigantesca questione morale, che attraversa tutti i partiti e “movimenti”. Ma non è urlando contro gli avversari o con slogan “a la carte” che si risolve questo immenso e annoso problema.

Occorre porre in essere comportamenti adeguati, scelte politiche chiare e non di basse opportunità. È una questione anche culturale e, in tale contesto, è immorale far credere che sia possibile ottenere tutto anche senza qualità e competenza. Urlare “onestà onestà” e poi legiferare condoni che favoriscono evasori e delinquenti, – senza risolvere alla radice il problema di chi, veramente, non riesce a pagare le imposte -, rappresenta un comportamento immorale. Una condotta che mortifica le persone oneste le quali, magari, con grandi sacrifici, continuano a pagare allo Stato il dovuto. Invocare onestà, nei confronti degli altri con l’intenzione di screditare l’avversario politico, non è la strada migliore per far fare un salto di qualità al Paese. Purtroppo quello che manca all’Italia è il rinnovamento della classe politica. Un rinnovamento vero, fatto di uomini e donne capaci di contribuire alla crescita del Paese, con le loro esperienze, capacità e competenze. Non servono nuovi soggetti politici accomunati da inutili slogan, da rabbia e frustrazione che, alla prova dei fatti impugnano il manuale Cencelli, spartendosi poltrone e incarichi. Non servono neppure movimenti fondati sul populismo e l’odio razziale. Incontrandosi questi strani soggetti, grazie alle tantissime prerogative che li accomunano, potranno soltanto alimentare un sistema incardinato sui compromessi elettorali. Tra uno slogan e l’altro e una sistematica invasione dei social la questione morale resterà chiusa in un cassetto e a un’assoluzione decisa da un giudice, che afferma sussistere il fatto seppure non rappresenti un reato, la reazione di questo deleterio nuovismo sarà un attacco scriteriato all’informazione rea di aver “informato”. Non è questa la strada. I mass-media possono essere i più grandi alleati nell’eventuale sfida sul rinnovamento e a sostegno di un percorso che possa rigenerare il sistema ponendo al centro la “questione morale”. E’ vero, anche l’informazione ha problemi dovuti ai troppi anni di crisi, a una eccessiva precarietà e alla presenza di editori disonesti che hanno approfittato delle grandi difficoltà del settore per acquistare testate e utilizzarle “pro domo sua”, ma si tratta di situazioni che non devono mettere in discussione l’importanza straordinaria dell’informazione in un Paese democratico. Situazioni che non possono autorizzare la politica a minare le basi della libera informazione. Ci vuole coraggio, impegno, competenza e un progetto politico di ampio respiro, che coinvolga a tutti i livelli la società civile, per liberare il Paese dalla morsa della corruzione, del clientelismo, del familismo, del populismo. Se non si affronterà per davvero la questione morale, non ci sarà sviluppo e gli investimenti continueranno a finire nelle tasche della criminalità, che in questi anni ha divorato le speranze di crescita di questo Paese. Purtroppo ora c’è solo confusione, pressapochismo, impreparazione e tanta, troppa arroganza da parte di chi dovrebbe guidare il Paese verso una rinascita e, invece, lo ha impantanato in una palude di slogan, che nascondono il loro vuoto culturale e politico, che sta isolando l’Italia dal mondo democraticamente avanzato, lasciandola in compagnia di di putinisti e trumpisti.

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