Senza cambiamento…

In un mare di assurdità, che parte dagli slogan di una sgangherata campagna elettorale per arrivare alle aggressioni farneticanti al Presidente della Repubblica, ciò che manca è una seria valutazione dei fattori che hanno portato questo Paese in mano a movimenti fondati sulla rabbia e il risentimento e che fanno del razzismo e il populismo l’arma in più per ottenere il consenso. Perché mai milioni di elettori hanno scelto di votare M5S e Lega, abbandonando il centro e la sinistra? Non sanno votare, sono stupidi? Oppure c’è dell’altro? Io penso ci siano ragioni profonde che partono da una politica che negli anni non si è mai rinnovata, dando il peggio di se stessa. Sono finiti i sogni, morte le speranze ma gli attori di questo fallimento sono rimasti gli stessi. Anche chi si è affacciato alla ribalta promettendo cambiamenti epocali, si è rivelato come il peggior conservatore mai apparso sulla scena politica negli ultimi anni. Una classe politica immortale, che ha fatto del clientelismo un elemento di forza in grado di assicurare la loro sopravvivenza ma non quella dei loro partiti. Sono stati sistemate intere famiglie, anche qui in Ciociaria basta farsi un giretto negli enti amministrati da questi dinosauri, per scoprire come figli, parenti amici e sodali abbiano trovato sistemazioni comode alla faccia della competenza e dei diritti. Questo andazzo, unito alla corruzione che ha divorato miliardi di euro, ha distrutto i servizi e la serenità delle persone, travolta da un mare di precarietà, a fronte delle tasse che lo Stato pretende dai cittadini (onesti). Brutti e inefficienti ospedali, pessime scuole e università, stipendi irrisori e poi tanta, troppa insicurezza. Questi fattori, che non sono gli unici in negativo, hanno piano piano sfiduciato milioni di persone. Hanno fatto perdere, giustamente, di credibilità una politica scalcinata, arruffona e autoreferenziale.

Tutt’ora nessuna autocritica, ma attacchi ad altri che sono semplicemente il prodotto di questa vecchia, arrogante classe di politicanti. Soggetti, che si consideravano invincibili, hanno adombrato chiunque cercasse di cambiare, di trasformare in meglio un andazzo putrido le cui radici si annodavano e tuttora si snodano, sotto una coltre di clientelismo e corruzione. La gente via via si è allontanata da quella politica, sfiduciata dopo anni di tradimenti e disillusioni e, mentre il Paese sprofondava sotto duemila miliardi di debito pubblico e una montagna di illegalità, si è progressivamente consegnata al populismo e a chiunque rappresentasse, anche se apparentemente, un’alternativa a questo sistema. La gente protesta, vuole un cambiamento e questa politica vecchia e prepotente non lo garantisce, anzi, più attacca il nuovo più perde consensi. Io penso che la politica, della quale non si può fare a meno, quella buona, fatta da persone oneste e competenti, debba chiedere innanzittutto scusa. Se siamo arrivati a questo punto la colpa è della cattiva politica che ha dominato l’Italia e le province, dove piccoli ras la fanno da padroni, arricchendosi insieme ai famigli e leccapiedi. Dopo aver chiesto umilmente scusa a tutti gli italiani, dovrebbe mettere in moto un processo di rinnovamento, vero, che ponga al centro i bisogni delle persone e le necessità del Paese. Si parla tanto di immigrazione, un argomento lasciato in mano a forze populiste e razziste. Cominciamo a dire che l’immigrazione è un problema. La gestione che ruota intorno agli sbarchi e agli ingressi di queste persone è fondamentalmente una fonte di arricchimento per pochi e alimenta soltanto rabbia e atteggiamenti di intolleranza. La politica cominciasse a dire cosa fare affinché l’immigrazione sia gestita meglio e colpiti “senza se e senza ma” coloro che approfittano degli eventi per lucrare e sottrarre risorse allo Stato. Sul lavoro la politica cominciasse a dire cose più vicine alle persone, soprattutto, cominciasse a proporre strade percorribili per combattere la piaga della precarietà e dello sfruttamento. Detto questo, su tutto c’è un requisito sine qua non. Chi ha fallito facesse immediatamente un passo indietro. Sarebbe un primo segnale di novità in un Paese dove vincere o perdere non cambia alcunché e darebbe una speranza di non vedere più quei soggetti che, dalla politica, hanno tratto solo benefici per se stessi e per i loro sodali. Diversamente, la strada è segnata. Non sarà colpa di movimenti o leghe, ma di coloro i quali imperterriti, a ogni livello della politica, vogliono continuare a divorare le speranze degli Italiani.

 

 

In un mare di assurdità, che parte dagli slogan di una sgangherata campagna elettorale per arrivare alle aggressioni farneticanti al Presidente della Repubblica, ciò che manca è una seria valutazione dei fattori che hanno portato questo Paese in mano a movimenti fondati sulla rabbia e il risentimento e che fanno del razzismo e il populismo l’arma in più per ottenere il consenso. Perché mai milioni di elettori hanno scelto di votare M5S e Lega, abbandonando il centro e la sinistra? Non sanno votare, sono stupidi? Oppure c’è dell’altro? Io penso ci siano ragioni profonde che partono da una politica che negli anni non si è mai rinnovata, dando il peggio di se stessa. Sono finiti i sogni, morte le speranze ma gli attori di questo fallimento sono rimasti gli stessi. Anche chi si è affacciato alla ribalta promettendo cambiamenti epocali, si è rivelato come il peggior conservatore mai apparso sulla scena politica negli ultimi anni. Una classe politica immortale, che ha fatto del clientelismo un elemento di forza in grado di assicurare la loro sopravvivenza ma non quella dei loro partiti. Sono stati sistemate intere famiglie, anche qui in Ciociaria basta farsi un giretto negli enti amministrati da questi dinosauri, per scoprire come figli, parenti amici e sodali abbiano trovato sistemazioni comode alla faccia della competenza e dei diritti. Questo andazzo, unito alla corruzione che ha divorato miliardi di euro, ha distrutto i servizi e la serenità delle persone, travolta da un mare di precarietà, a fronte delle tasse che lo Stato pretende dai cittadini (onesti). Brutti e inefficienti ospedali, pessime scuole e università, stipendi irrisori e poi tanta, troppa insicurezza. Questi fattori, che non sono gli unici in negativo, hanno piano piano sfiduciato milioni di persone. Hanno fatto perdere, giustamente, di credibilità una politica scalcinata, arruffona e autoreferenziale. Tutt’ora nessuna autocritica, ma attacchi ad altri che sono semplicemente il prodotto di questa vecchia, arrogante classe di politicanti. Soggetti, che si consideravano invincibili, hanno adombrato chiunque cercasse di cambiare, di trasformare in meglio un andazzo putrido le cui radici si annodavano e tuttora si snodano, sotto una coltre di clientelismo e corruzione. La gente via via si è allontanata da quella politica, sfiduciata dopo anni di tradimenti e disillusioni e, mentre il Paese sprofondava sotto duemila miliardi di debito pubblico e una montagna di illegalità, si è progressivamente consegnata al populismo e a chiunque rappresentasse, anche se apparentemente, un’alternativa a questo sistema. La gente protesta, vuole un cambiamento e questa politica vecchia e prepotente non lo garantisce, anzi, più attacca il nuovo più perde consensi. Io penso che la politica, della quale non si può fare a meno, quella buona, fatta da persone oneste e competenti, debba chiedere innanzittutto scusa. Se siamo arrivati a questo punto la colpa è della cattiva politica che ha dominato l’Italia e le province, dove piccoli ras la fanno da padroni, arricchendosi insieme ai famigli e leccapiedi. Dopo aver chiesto umilmente scusa a tutti gli italiani, dovrebbe mettere in moto un processo di rinnovamento, vero, che ponga al centro i bisogni delle persone e le necessità del Paese. Si parla tanto di immigrazione, un argomento lasciato in mano a forze populiste e razziste. Cominciamo a dire che l’immigrazione è un problema. La gestione che ruota intorno agli sbarchi e agli ingressi di queste persone è fondamentalmente una fonte di arricchimento per pochi e alimenta soltanto rabbia e atteggiamenti di intolleranza. La politica
cominciasse a dire cosa fare affinché l’immigrazione sia gestita meglio e colpiti “senza se e senza ma” coloro che approfittano degli eventi per lucrare e sottrarre risorse allo Stato. Sul lavoro la politica cominciasse a dire cose più vicine alle persone, soprattutto, cominciasse a proporre strade percorribili per combattere la piaga della precarietà e dello sfruttamento. Detto questo, su tutto c’è un requisito sine qua non. Chi ha fallito facesse immediatamente un passo indietro. Sarebbe un primo segnale di novità in un Paese dove vincere o perdere non cambia alcunché e darebbe una speranza di non vedere più quei soggetti che, dalla politica, hanno tratto solo benefici per se stessi e per i loro sodali. Diversamente, la strada è segnata. Non sarà colpa di movimenti o leghe, ma di coloro i quali imperterriti, a ogni livello della politica, vogliono continuare a divorare le speranze degli Italiani.

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